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Last updated: Friday, May 5, 2006

Zuccherifici Italiani: Lo Zuccherificio Di Casei Gerola - Un Esempio Di Qualità E Disoccupazione -

Chi è abituato a raccogliere, leggere e scrivere notizie su Internet spesso matura una sorta di scudo emotivo. Non si meraviglia più di niente.

zucchero.jpg

Ma capita a volte che le parole di una persona ti tocchino talmente che senti il bisogno di comunicarle agli altri. Questo è il caso della lettera di Laura B. pubblicata sul blog di Beppe Grillo con il titolo Zucchero Amaro.

E' la storia della chiusura dello zuccherificio di Casei Gerola vicino a Pavia e di una ragazza di 20 anni Laura B.

Ripubblico la storia nella speranza che si diffonda in maniera virale e che ottenga la visibilità che merita. Alla fine della storia presenterò un Comunicato Stampa della Giunta Regionale dell'Emilia Romagna che esemplifica la situazione in cui versano gli zuccherifici italiani.

"Salve,

mi chiamo Laura ho 20 anni e vivo a Voghera (PV) . Volevo chiederti se potevi occuparti della chiusura degli zuccherifici in Italia e in particolare volevo segnalarti l'assurdità della logica imprenditoriale. Nella mia zona c'è (o meglio c'era) lo zuccherificio a Casei Gerola, sicuramente ne hai sentito parlare ultimamente perchè gli agricoltori e i dipendenti hanno bloccato l'autostrada Milano-Genova per circa 30 ore.

E' uno degli zuccherifici più produttivi d'Italia, il più tecnologicamente avanzato e rifornisce importanti multinazionali, senza contare le industrie farmaceutiche che necessitano di uno zucchero di alta qualità.... Avrebbe tutte le carte in regola per rimanere aperto, e invece niente, dopo l'ennesima presa in giro da parte del sig. (se così si può dire) ministro Alemanno, chiude i battenti.

L'Unione Europea dà 730 euro per ogni tonnellata di zucchero non prodotta, così diventa conveniente chiudere uno stabilimento produttivo e mantenere aperto quello in gravi difficoltà e che poi chiuderà l'anno successivo!!


Ci sono 103 dipendenti, cooperative di collaborazione
, 192 dipendenti stagionali (tra cui io e di questi 192 almeno un centinaio sono ragazzi di età compresa tra i 18 e i 24 anni che con la stagione si pagavano l'università senza gravare sulla famiglia), 5000 agricoltori, convinti dalla stessa società a fare investimenti e che adesso si ritrovano a pagare macchinari da un miliardo di vecchie lire, li hanno presi a rate e il debito sarebbe dovuto scendere spalmato nel tempo man mano che si portavano le barbabietole da lavorare.

E' l'unico stabilimento che permetterebbe la bieticultura in Piemonte e Lombardia e invece chiudendo collassa un'intera area geografica! Ti sembra giusto? A me no, è così che il governo pensa di creare nuovi posti di lavoro? Licenziando, mettendo in cassa integrazione e togliendo le prospettive ai giovani?

Come può un giovane pensare portare avanti il lavoro dei genitori che coltivano la terra se poi la prospettiva è questa?

Grazie dell'attenzione."




Comunicato Stampa della Giunta Regionale dell'Emilia Romagna

(Bologna, 6 febbraio 2006) - Nella riunione del tavolo nazionale bieticolo-saccarifero che si è svolta oggi pomeriggio a Roma, con la presenza degli assessori all'Agricoltura delle Regioni, il ministro delle Politiche agricole Alemanno ha comunicato l'elenco degli zuccherifici che gli industriali del settore hanno deciso di mantenere aperti. Si tratta degli impianti di Termoli (Campobasso), Jesi (Ancona), Pontelongo (Padova), e, in Emilia- Romagna, di S. Quirico (Parma), Minerbio (Bologna), e uno tra S. Pietro in Casale (Bologna) e Pontelagoscuro (Ferrara). Per questi ultimi due stabilimenti la decisione è ancora sospesa.

"Si tratta di un programma che avrà un impatto traumatico sulla nostra regione, in particolare per i bacini bieticoli e gli impianti dell'area romagnola, modenese e ferrarese, qualora non prevalga la scelta di Pontelagoscuro", ha commentato l'assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni.

"E' un epilogo - ha aggiunto Rabboni
, presente oggi a Roma - che abbiamo contrastato, dapprima contestando la riforma dell'organizzazione comune di mercato che ha dimezzato il settore bieticolo-saccarifero italiano, poi proponendo come criteri per la più ampia salvaguardia dei nostri impianti sia la competitività degli zuccherifici, sia la resa di saccarosio dei bacini bieticoli".

"Purtroppo - ha proseguito Rabboni - su questa linea non ci si è mossi con coerenza ed il ministro Alemanno non ha avuto la capacità di persuadere le Regioni del Sud a rinunciare al mantenimento in attività dell'impianto di Termoli".

"Lavoreremo - ha concluso Rabboni - perché gli impianti dell'Emilia-Romagna in attività vengano comunque potenziati, per garantire loro un futuro che vada oltre i cinque anni di transizione previsti dalla riforma dell'Ocm, e soprattutto per definire progetti di riconversione per i sei impianti che cesseranno di produrre zucchero, in grado di assicurare alti livelli occupazionali con adeguate superfici coltivate con produzioni alternative alla barbabietola".

 
 
 
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posted by on Tuesday, February 28 2006, updated on Friday, May 5 2006

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