MasterNewMedia Italia
Curated by: Luigi Canali De Rossi
 


8 agosto 2008

P2P: Governo, Economia E Proprietà - Il Peer-To-Peer Come Stile Di Vita - Parte 1

Il mercato come lo conosciamo oggi potrebbe essere sul punto di cambiare, allontanandosi da un logica di puro capitalismo (in cui si producono merci per lo scambio, in modo da incrementare il capitale), per avvicinarsi a una logica in cui lo scambio sia funzionale alla costruzione di partnership.

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Photo credit: Maxim Malevich

C'è un campo in rapida espansione che possiamo chiamare adventure economy: ha caratteristiche di cooperazione sociale ed emerge dalla condivisione di beni fisici.

Internet offre oggi una notevole dinamica sociale, che si basa sulla partecipazione volontaria per creare beni comuni (Common good) universalmente disponibili.

Io stesso, qui a MasterNewMedia, baso il mio lavoro e il mio sostegno economico sulla condivisione libera di informazioni e di contenuto di valore (nella forma di articoli, recensioni e video) che pubblico liberamente online.

La produzione, l'economia e la proprietà P2P sono più produttive in termini economici, politici e di distribuzione, rispetto alle loro controparti governative orientate al profitto. Questo perché hanno la capacità di filtrare tutte le forme meno produttive di cooperazione, conservando solo gli atteggiamenti più appassionati.

Le piattaforme di social media che vedi fiorire un pò ovunque riescono a sopravvivere vendendo la soglia dell'attenzione del lettore, NON il valore d'uso (use value) che hai creato tu stesso.

"Si tratta di capire che i lavoratori di oggi non si spostano solamente da un posto di lavoro all'altro, ma anche verso non-lavori, e che in effetti la cosa più significativa per loro (e per la società in generale) non sono i lavori retribuiti sul mercato, ma gli episodi di produzione appassionata."

Ci sono forme di produzione P2P che diventano dominanti? I modelli di produzione P2P saranno in grado di farsi strada in condizioni economiche restrittive? O sono semplicemente un'opzione possibile?

Michel Bauwens introduce qui i concetti fondanti del governo, dell'economia e della proprietà p2p, analizzandone le caratteristiche e i tratti distintivi.

Un governo P2P dovrebbe essere sostenuto da nuove regolamentazioni socio-economiche, tra cui una sovvenzione universale per tutti quei mezzi che possano permettere agli individui di auto-governarsi, e impegnarsi allo tempo stesso sul fronte dei propri interessi e delle proprie passioni.

Introduzione di Robin Good

 

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Le Implicazioni Politiche Della Rivoluzione Peer-to-Peer

di Michel Bauwens



P2P e Commons - Introduzione Generale

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Photo credit: Hightech.Blogosfere

I processi sociali peer-to-peer sono processi che emergono dal basso, in cui le persone all'interno di un network distribuito si possono liberamente adoperare per obiettivi comuni, senza coercizioni esterne.

E' importante capire che i sistemi distribuiti differiscono dai sistemi decentralizzati, essenzialmente perchè in questi ultimi gli hub sono necessari, mentre nei primi sono il risultato di scelte volontarie.

I network distribuiti in effetti hanno alcune restrizioni e un livello di coercizione interna, sono condizioni per la produttività del gruppo, che possono far parte della infrastruttura tecnica, delle norme sociali, o delle procedure legali.

Ma nonostante queste particolarità, quello che troviamo è una notevole dinamica sociale, basata sulla partecipazione volontaria per la creazione di beni comuni (common goods) universalmente disponibili.

I processi P2P emergono ormai in ogni crepa della vita sociale, e sono ampiamente presenti nelle 5000 e più pagine di documentazione presso la Foundation for Peer to Peer Alternatives, e in altri spazi Web.
Più precisamente, i processi sociali P2P comprendono:

  • economia peer: ovunque un gruppo P2P decida di impegnarsi nella produzione di risorse comuni;
  • governo peer: i mezzi scelti per auto-governarsi nei loro compiti;
  • proprietà peer: la struttura legale e istituzionale scelta per impedire l'appropriazione privata del lavoro comune; generalmente nella forma di proprietà comuni, universali e non-esclusive, come quelle definite dalla General Public License, da alcune licenze Creative Commons, o da analoghe licenze derivative.

Queste nuove forme di proprietà hanno almeno tre caratteristiche:

  • sono orientate a impedire l'appropriazione privata del valore creato in comune;
  • si adoperano per diffondere il più possibile l'utilizzo, come regimi universali di proprietà comune;
  • mantengono intatta la sovranità dell'individuo.

Il terzo aspetto indica perchè la proprietà P2P sia sostanzialmente diversa rispetto sia alla proprietà privata che a quella puramente collettiva.

La proprietà privata è individuale ma anche esclusiva, dice: quello che è mio non è tuo.

Lo stato, proprietà collettiva, è anch'esso esclusivo, ma in un altro senso: dice, questo è nostro, ma significa che tu non hai più sovranità. E' prodotto da noi, e regolato dalla burocrazia o dalla democrazia rappresentativa, ma non è realmente tuo.

Il collettivo ha preso il posto dell'individuale, e spesso con caratteristiche di coercizione.

Ma la General Public License, o le licenze Creative Commons sono qualcosa di diverso.

Proprietà comune non è sinonimo di proprietà collettiva.

Usando il tipo di licenze di cui parliamo l'individuo gode della piena attribuzione, vale a dire del riconoscimento della sua proprietà personale. Stai condividendo liberamente la tua sovranità con gli altri.

Ciò diventa chiaro soprattutto nello schema delle licenze Creative Commons, con le quali viene offerta all'individuo un'intera gamma di opzioni per la condivisione. Rimani nel pieno controllo, o "sovranità", senza coercizione.

Da notare che un'economia P2P è una forma di scambio "generalizzato", non reciproco. Non si tratta di "economia del dono", basata su scambi diretti e obblighi morali. Quindi non può essere equiparata sul mercato a un'economia cooperativa: la partecipazione deve essere volontaria, non c'è un compenso diretto di base in forma monetaria, ma piuttosto tanti compensi indiretti.

Il processo stesso è partecipativo.

E in modo analogo anche il risultato è libero, nel senso che tutti hanno la possibilità di accedere alle risorse comuni e riutilizzarle. Nella realtà dei fatti comunque molti dei progetti di produzione P2P si intrecciano con una piccola porzione di persone retribuite, che usano le finanze a loro disposizione per creare una infrastruttura che permetta la produzione.

Le condizioni per la crescita della produzione P2P sono essenzialmente due: abbondanza e distribuzione.

Con abbondanza mi riferisco ad abbondanza intellettuale o surplus di creatività, alla capacità di gestire i mezzi di produzione con questa quantità di risorse. La distribuzione è la condizione di accesso di queste risorse per mezzo di strumenti a grana fine, ciò che Yochai Benkler chiama modularità o granularità. E potremmo continuare, parlando della distribuzione intellettuale, delle infrastrutture di produzione, o del capitale finanziario (financial capital).

E' importante distinguere due sfere.

In una sfera la nostra cooperazione, resa possibile dal formato digitale, con la riproduzione di beni di conoscenza senza bisogno di rivalità, ad esempio software, contenuto, open design, ha luogo a costi marginali, e non solo non c'è perdita nella condivisione, ma si verifica in effetti un guadagno, grazie agli effetti dei network (network effect).

Una tale libera cooperazione può essere intralciata solo "artificilmente", attraverso mezzi legali (regimi di proprietà intellettuale) o attraverso restrizioni tecniche come il Digital Rights Management, che in pratica rallentano il passo dell'innovazione sociale. In questa sfera, diventa dominante una modalità di produzione non reciproca, dal momento che le risorse non sono in rivalità tra loro, e che attraverso la condivisione non stai perdendo, ma guadagnando qualcosa.

Nella sfera della produzione materiale, in cui sono più alti i costi di produzione, e troviamo concorrenza, abbiamo ancora necessità di regimi di scambio, o regimi di reciprocità. Da notare che in una sfera di abbondanza virtuale, dove copiare diventa banale, scompare anche la tensione tra domanda e offerta, e quindi il mercato.
La produzione P2P, anche se inserita nell'attuale politica economica, ed essenziale per la sopravvivenza delle forme cognitive del capitalismo, è perciò fondamentalmente post-capitalista. Questo perchè si pone oltre la dipendenza dal salario, oltre il controllo di una gerarchia corporativa, e non assegna le risorse in obbedienza a meccanismi di prezzo o di mercato.

Un governo P2P è post-democratico, in quanto forma di governo che non si affida alla rappresentanza, ma che al contrario prende le sue decisioni in cooperazione diretta con i partecipanti; e pertanto non si limita alla sfera politica, ma invade ogni campo sociale. Un governo P2P è non-rappresentativo, perché quello che ci viene offerto dalla comunicazione attraverso i network è una coordinazione globale di piccoli gruppi, che operano su scala mondiale nella logica del p2p.

Le gerarchie, il mercato, e persino la democrazia rappresentativa non sono altro che mezzi per assegnare scarse risorse, e non possono essere applicati in contesti in cui risorse abbondanti sono assegnate in modo diretto tramite un processo sociale di cooperazione. In ogni caso, dato che la pura logica P2P funziona al massimo delle sue possibilità solo nella sfera dell'abbondanza, dovrà sempre inserirsi all'interno di strutture capaci di assegnare le risorse nella sfera della scarsità materiale.

La leadership di un governo P2P può essere definita come la combinazione di due elementi: la capacità di attrarre una cooperazione volontaria, e un arbitraggio a posteriori basato sul grado di reputazione (reputation capital) così ottenuto. In ogni caso, lo stesso processo di produzione è una proprietà emergente dei network cooperativi.

La proprietà P2P è una forma di proprietà post-capitalista in quanto non-esclusiva, e crea beni comuni con costi di riproduzione marginali.

Ci sono due forme principali di proprietà P2P.

Una si basa sulla condivisione individuale delle espressioni creative, ed è dominata dalle licenze Creative Commons che permettono all'individuo di determinare il livello di condivisione.

L'altra si applica alla produzione P2P che nasce dalle opere comuni, e prende la forma della General Public License o di licenze derivative o alternative, e richiede che ogni cambiamento all'opera appartenga all'opera stessa.




2. Le Condizioni Per L'Espansione Dell'Economia P2P

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Photo credit: Jenny Solomon

L'economia P2P si sviluppa naturalmente nella sfera della produzione immateriale. In questa sfera, accedere alla distribuzione delle risorse è relativamente facile.

Una gran parte della popolazione delle nazioni occidentali ha un buon livello di istruzione, e ha un computer a sua disposizione. E i costi di riproduzione sono marginali.

L'espansione dell'economia P2P dipende da condizioni culturali e legali. Richiede:

  • materiale culturale grezzo libero e accessibile;
  • strutture partecipative per elaborare questo materiale;
  • forme di proprietà basate sulle opere comuni per impedire l'appropriazione privata.

Così si ottiene la circolazione delle opere comuni (il concetto è di Nick Dyer-Whiteford), che permette all'economia P2P di espandersi e diffondersi.

In ogni caso l'economia P2P non si limita alla sfera della produzione immateriale.

Anche le risorse fisiche possono essere condivise, se disponibili in un formato distribuito.

Ad esempio: i computer con i loro file e la capacità dei processori. Le automobili possono essere assemblate in un team. Il denaro può essere raccolto dal team come negli scambi finanziari P2P, vedi Zopa o Prosper. La fabbricazione dal desktop, autonoma e personalizzata può abbassare la soglia di partecipazione, creando maggiore modularità e granularità in campi nuovi. Infatti possiamo osservare che la stessa tendenza alla miniaturizzazione, che ha portato ai network di computer, sta prendendo piede anche nel dominio delle macchine. Insieme alla crisi energetica, e all'impoverimento delle risorse naturali, questo porterà probabilmente nei prossimi decenni a un nuovo equilibrio in grado di favorire una rinnovata produzione locale.

Nei processi in cui la produzione di risorse fisiche richieda l'accesso a un capitale finanziario centralizzato, come nella produzione di automobili, si può concepire di dividere la fase di design immateriale dalla vera e propria produzione. Ciò viene già applicato nella logica del profitto. Innocentive ne è un primo esempio. In effetti si può facilmente immaginare la crescita di comunità legate all'open design, su scala globale e locale, con forme di capitalismo che entrano in gioco solo nella produzione di risorse fisiche.

Infine, la relazione tra oggetti fisici, spazio logico, e identificatori digitali potrebbe cambiare, così da promuovere approcci basati sulle opere comuni, vale a dire i commons. L'esperimento delle biclette bianche in Olanda è fallito, perchè non si poteva tracciare il loro percorso, e tutelarle. Ma si possono tracciare biciclette di proprietà comune, tramite transponder (RFID).

Ci sono in effetti novità promettenti nel campo nella cooperazione sociale, che prendono spesso il nome di adventure economy, ed emergono dalla condivisione di beni materiali.

Quest'espansione non è solo una naturale estensione dell'evoluzione tecnica, ma incontra impedimenti strutturali, e pertanto politici. Le forme contemporanee di anti-mercato neoliberali a capitale centralizzato ovviamente impediscono una tale espansione. Ma anche con queste restrizioni, il potenziale di un'economia P2P rimane notevole.

Facciamo ancora attenzione a una cosa. Nella sfera immateriale, diventerà con buona probabilità dominante un'economia P2P non reciproca. E anche nel campo delle risorse concrete vedremo il sorgere di modalità di produzione di tipo P2P.

Ciò significa che il mercato come lo conosciamo oggi potrebbe essere sul punto di cambiare, allontanandosi da un logica di puro capitalismo (in cui si producono merci per lo scambio, in modo da incrementare il capitale), per avvicinarsi a una logica in cui lo scambio sia in funzione della costruzione di partnership.

Provate a pensare al commercio equo (un mercato sottoposto a un arbitraggio P2P), all'imprenditoria sociale (il profitto a scopi sociali), alla base piramidale del capitalismo inclusivo, e ai tanti movimenti politici e sociali che cercano di distinguere forme di mercato valide all'interno di un capitalismo a crescita infinita, come nel caso del movimento per il capitalismo naturale negli Stati Uniti.




3. Adattare il Capitalismo Cognitivo al P2P

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Photo credit: Vacuum3d

La produzione, l'economia e la proprietà P2P sono più produttive in termini economici, politici e di distribuzione, rispetto alle loro controparti governative orientate al profitto. Questo perché hanno la capacità di filtrare tutte le forme meno produttive di cooperazione, conservando solo gli atteggiamenti più appassionati.

Nella maggior parte dei casi, la distribuzione offre un metodo migliore per affrontare la complessità, rispetto alla centralizzazione o alla de-centralizzazione. Spesso infatti i sistemi distribuiti adottano caratteristiche di entrambe le tendenze per rendere più efficiente la partecipazione.

Ciò da luogo alla legge della competizione asimmetrica, che afferma che ogni ente orientato al profitto, facendo uso di formati proprietari chiusi (proprietary format), senza partecipazione, tenderà a perdere terreno nei confronti di istituzioni orientate al beneficio che possono avvalersi dell'appoggio delle comunità.

Pensate alla competizione Explorer vs Firefox. Come corollario, ogni ente orientato al profitto (e ogni nazione nelle sue politiche pubbliche) che faccia uso di elementi partecipativi, aperti (come nel caso delle compagnie di software open source) avrà in ritorno anche vantaggi cruciali. E questo garantisce l'adozione sociale di logiche P2P nel cuore della nostra economia.

Finora, l'evidenza empirica suggerisce tre forme emergenti di adattamento tra la sfera della cooperazione P2P, e il campo delle istituzioni e del mercato.

  • La sfera della condivisione individuale (pensate ad esempio a YouTube) in cui i link tra chi condivide i contenuti sono deboli: è il modello di business del Web 2.0. In questo modello, una economia etica di condivisione coesiste con piattaforme proprietarie che permettono e incoraggiano questa condivisione, in cambio della vendita dell'attenzione aggregata.
  • La sfera dell'economia P2P orientata ai beni comuni, basata su connessioni più forti tra gli utenti come per Linux o Wikipedia: modelli che spesso collegano una comunità capace di auto-governarsi a istituzioni benefiche (Apache Foundation, Wikimedia Foundation, e altre) che forniscono l'infrastruttura necessaria per la collaborazione, insieme a una ecologia di business (business ecology) che crea scarsità intorno ai beni comuni, e in compenso supporta i beni da cui il valore viene derivato.
  • Infine, il fenomeno del crowdsourcing avviene quando sono le istituzioni stesse a tentare di creare una struttura in cui la partecipazione possa essere integrata nelle loro catene di valori, e ciò può assumere varie forme. E' generalmente il campo della creazione cooperativa.

Da notare che il valore monetario realizzato dai movimenti di capitale, non è nella maggior parte dei casi dello stesso ordine del valore creato dai processi di innovazione sociale.

Gli utenti-produttori-partecipanti creano direttamente il valore d'uso, i video di YouTube, e la conoscenza e il software nel caso di progetti orientati ai beni comuni. Questo valore è posto in campo comune, liberamente utilizzabile, e pertanto non consiste di prodotti sui quali possa essere imposto un prezzo.

Le piattaforme di social media che vedi fiorire un pò ovunque riescono a sopravvivere vendendo la soglia dell'attenzione del lettore, NON il valore d'uso (use value) che hai creato tu stesso. Nel modello dei commons, i beni comuni possono anche non essere sottoposti direttamente al marketing, grazie alla loro facile reperibilità.

Cosa comporta tutto questo per il mercato?

Oggi è possibile creare ogni forma di valore d'uso senza intervento di capitali, o con capitali minimi.

  • Abbiamo a che fare con modalità post-monetarie e post-capitaliste di creazione e scambio di valore, che sono sia immanenti, vale a dire inserite nel mercato sia trascendenti cioè operative al di fuori della sfera del mercato.
  • I capitali sono sempre più dipendenti dalle esternalizzazioni positive di questa innovazione sociale, e ne traggono profitto in ogni modo.
  • I modelli di produzione P2P parziali, totali o ibridi che abbiamo discusso possono essere sostenuti collettivamente in quanto processi di creazione di valore, ma non offrono una soluzione diretta al problema di una base economica di sopravvivenza per i partecipanti.

La sfida si può quindi descrivere in questi termini:

  • abbiamo un processo di innovazione sociale che crea soprattutto valore non-monetario per i partecipanti;
  • potremmo incontrare un crescente divario tra la possibilità di creare valore post-monetario, e i valori di scambio derivativi che vengono realizzati dalle imprese;
  • i partecipanti impegnati a fondo in questo processo di innovazione non riescono generalmente a trovare una risposta alle proprie necessità di sostegno economico.

Da qui l'impossibilità di realizzare qualcosa di più di una piccola porzione di valore monetario, dal punto di vista di molti agenti commerciali. La precarietà aumenta per chi è impegnato nell'innovazione sociale. In altre parole, l'attuale modello di mercato non sembra ancora avere un processo di distribuzione di ritorno (distribution of wealth) per il valore creato.

Certo potrebbe trattarsi di una crisi temporanea, ma io non credo che lo sia.

La ragione sta nel fatto che il mercato solo indirettamente e parzialmente può fornire una compensazione monetaria per processi che non sono motivati da questa stessa compensazione. Ci servono allora processi più generali di ridistribuzione, che permettano alla società e al mercato di corrispondere concretamente una parte del valore creato.

Una possibilità è l'ulteriore sviluppo di provvedimenti di mercato per il lavoro di transizione, che riconoscano la flessibilità e la mobilità delle carriere contemporanee. Ma per fare ciò abbiamo bisogno di un ulteriore sviluppo: si tratta di capire che i lavoratori di oggi non si spostano solamente da un posto di lavoro all'altro, ma anche verso non-lavori, e che in effetti la cosa più significativa per loro (e per la società in generale) non sono i lavori retribuiti sul mercato, ma gli episodi di produzione appassionata.

Mi sembra perciò che siano necessari provvedimenti più generali, non direttamente legati al lavoro, ma concepiti come compenso economico per l'innovazione sociale. Un provvedimento generale di questo tipo sarebbe probabilmente nella forma di un reddito di base.




4. Le Condizioni di Espansione di un Governo P2P

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Photo credit: Maxim Malevich

Il governo P2P funziona perchè la sua economia è basata sulla coordinazione in grande scala di un gran numero di team per la micro-produzione.

All'interno dei team, le decisioni vengono prese in modo partecipativo e consensuale, e una coordinazione globale è accettata volontariamente e ormai tecnicamente fattibile. Le piccole tribù, vittime delle gerarchie, vengono riabilitate in un nuovo formato di collettività cyber affini tra loro.

Un lato positivo è anche che un'economia P2P espande la sfera dell'autonomia all'interno della cooperazione, per tutti i campi sociali. Promette infatti di trasformare la produzione in un processo non-gerarchico. Ma come ho già detto un'economia P2P è post-democratica, in quanto non-rappresentativa.

Il lato negativo invece è dovuto a una restrizione: un'economia P2P infatti richiede un consenso a priori sull'obbiettivo comune. Ma la società per definizione nega tale consenso: è una collezione decentralizzata di interessi e visioni del mondo in competizione, piuttosto che un network distribuito di agenti liberi. Perciò la società in generale non ha alternative rispetto a un nuovo scenario politico democratico, a cui dare nuova vita per mezzo della rappresentazione.

In ogni caso, così come il mercato può trarre ispirazione da se stesso ed essere riformato dal P2P o da principi di partnership (come nel commercio equo che è soggetto all'arbitraggio P2P), possiamo anche avere un'economia globale basata su stakeholder aperti su più fronti, in formato P2P. E in ogni caso la sfera dell'autonomia, vale a dire del puro governo, può sostanzialmente espandersi anche all'interno delle strutture del governo democratico.

Fine parte 1




L'autore:

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Michel Bauwens (1958), belga, è un esponente della Filosofia Integrale e teorico del Peer-to-Peer. Ha lavorato come consulente Internet, information analyst per la United States Information Agency, information manager per British Petroleum (dove ha creato uno dei primi centri di informazione virtuale), ed è stato editor-in-chief del primo magazine europeo per la convergenza digitale, l'olandese Wave. Con Frank Theys, è il co-creatore di un documentario di tre ore chiamato TechnoCalyps, un'esame della 'metafisica della tecnologia'. Ha curato due antologie in lingua francese sulla Antropologia della Società Digitale.

Nonostante sia stato studente di Ken Wilber, ora critica alcuni aspetti del movimento Wilber-Beck ed è una voce autorevole per una società integrale non autoritaria basata sul p2p.

Michel è l'autore di alcuni essay online, inclusa la tesi Peer to Peer and Human Evolution, ed è editore di P2P News.

Ora vive a Chiang Mai, Tailandia, dove ha creato la Foundation for P2P Alternatives e gestisce un blog.

Ha tenuto corsi sull'antropologia della società digitale per gli studenti della ICHEC/St. Louis a Bruxelles, Belgio e per la Payap University e la Chiang Mai University in Tailandia.

 
 
 
 
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