Peer To Peer: Come Usare Le Tecnologie P2P Per Collaborazione - Video Intervista A Michel Bauwens
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1 novembre 2008

Peer To Peer: Come Usare Le Tecnologie P2P Per Collaborazione - Video Intervista A Michel Bauwens

Di recente ho avuto l'onore di ospitare a casa Michel Bauwens, l'evangelista del P2P , che, nonostante abiti nella lontana Thailandia, viaggia spesso in giro per il mondo per spiegare e divulgare la filosofia del peer to peer.

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Photo credit: Robin Good

Il peer to peer non è solo lo scambio illegale di file o di musica. Il peer to peer è una filosofia e, se avrai la pazienza di ascoltare, capirai che rappresenta anche un approccio per le relazioni sociali vissute in maniera collaborativa e reciprocamente benefica.

In questa video intervista, ho fatto delle domande a Michel Bauwens sull'utilizzo e sulle esperienze che ha avuto con le tecnologie peer-to-peer, ma gli ho anche chiesto quali sono i suoi consigli sull'adozione di tali strumenti e sull'utilizzo che ne fa nel flusso del suo lavoro quotidiano.

Infine ho anche sfidato Michel sull'aspetto del P2P che ha ricevuto le critiche più dure: la condivisione della musica. Qual'è il futuro della musica e quale ruolo giocherà il P2P?

 




Peer To Peer: Come il P2P Influenza il Mondo Reale

Ci possono essere diversi livelli di importanza:

  • Locale

  • Regionale

  • Globale

Personalmente penso che la parte che riguarda l'innovazione, quindi la parte che comprende la cooperazione immateriale, possa funzionare molto bene a livello mondiale, ma quando si va a finire nella parte della realizzazione (quando ti dirigi verso il campo fisico/materiale), le relazioni faccia a faccia acquistano un'importanza fondamentale.

Io penso che si possa combinare la produzione locale con la cooperazione globale sui campi materiali, in modo che tutti possano lavorare in sinergia per migliorare le cose, ma i team di lavoro possono ugualmente collaborare, anche se i componenti si trovano in luoghi diversi sparsi per il mondo.




Peer To Peer: Gli Strumenti P2P Utilizzati da Michel Bauwens

Noi utilizziamo una combinazione di wiki, blog e social bookmarking. Attualmente utilizziamo anche una piattaforma chiamata Ning e utilizziamo con soddisfazione una serie di mailing list. La combinazione di questi cinque strumenti ci permette di lavorare in comunità.

  • Il wiki viene utilizzato per i riferimenti. Tu inserisci nel wiki i testi presi dall'enciclopedia, dagli articoli o in generale da tutte quelle cose che possono essere utili per molto tempo, anche se nessuno al momento della pubblicazione le ha prese in considerazione.
  • Il blog viene utilizzato per condividere opinioni e notizie.
  • Il social bookmarking viene utilizzato invece per condividere tutto quello che apprendiamo.

In questo modo si crea un network di persone molto brillanti e sempre interessate al peer to peer, proprio come fanno Clay Shirky, Winegold o McKinsey o tutte quelle persone che conoscono molto bene questo settore. Condividiamo tra di noi i bookmark. In questo modo posso vedere tutto quello che scoprono, così come anche loro possono leggere quello che scopro io. Tutto questo rappresenta una fantastica risorsa di valore e di innovazione, di questo te ne accorgi proprio nel momento in cui leggi quello che altre persone brillanti hanno scoperto.

Ning è una comunità basata su un forum: grazie a questo strumento è possibile rendere visibile a tutti la nostra comunità, perciò chiunque in qualsiasi momento può sapere chi è Michel Bauwens così come può sapere chi è Robin Good. Nella comunità tutti quanti hanno il loro profilo personale con la loro biografia e il loro sito web. Si possono aprire nuove discussioni e così tutte le discussioni pubbliche possono essere arricchite dal contributo di chiunque.

Sono convinto che questo sia un vero ecosistema. Ogni strumento è collegato con un altro strumento e lo rinforza a sua volta. E tutto questo avviene faccia a faccia. Mi è successo molte volte di conoscere di persona, magari durante uno dei miei tanti viaggi, un sacco di persone che poi sono diventate colleghi online. Oppure è successo che le persone che già conoscevo online siano diventate miei amici o miei collaboratori.




Peer to Peer: Cosa Rende P2P Uno Strumento?

Io ho una visione del peer-to-peer basata sulle relazioni umane piuttosto che sulle relazioni tecnologiche. Quindi, finché si può avere quello che io definisco "un'azione o una relazione priva di permessi", allora non importa se lo strumento è puramente di tipo peer-to-peer o no.Questo perché Internet permette alle persone di pubblicare, di distribuire e di consumare sia in maniera individuale che in maniera volontaria, in collaborazione con altre persone.

In definitiva gli strumenti non devono essere completamente di tipo peer-to-peer per poter costruire relazioni tra persone e o meccanismi di produzione peer-to-peer.




Peer To Peer: Come Michel Bawens ha Iniziato a Utilizzare il P2P

Credo che per me sia stato un processo davvero organico. Ho iniziato con i wiki, ma i wiki non mi fornivano tutte le risposte di cui avevo bisogno. Le persone lo utilizzavano, ma non mi scrivevano e non si relazionavano con me.

Dopo aver aperto il blog, il numero di email ricevute è aumentato da cinque a settimana fino a 25 al giorno. Penso che la ragione sia dovuta al fatto che il blog è una specie di ecosistema. Ogni blog può parlare di altri blog e le persone possono commentare e segnalare i link di altri blog ancora. Quindi sicuramente quando usi il blog sei parte di qualcosa che non è isolato, ma di qualcosa che ha i suoi propri visitatori e che in realtà è solo una parte di un continuum.

Il passo successivo è stato quello di utilizzare il social bookmarking. Grazie a questo strumento il metodo di apprendimento è diventato più veloce. Metti insieme le migliori menti capaci di imparare l'una dall'altra e riuscirai a vedere ciò che vedono loro. Forse solo un 15% di quello che trovano ti interessa veramente, ma almeno hai potuto studiare quel 15%. E impari molto più velocemente rispetto a prima.

Poi un ulteriore passo successivo è stata la creazione della comunità su Ning. Ning è come Facebook, ma non hai tutte le distrazioni che trovi su Facebook. Non hai i giochi e tutte quelle applicazioni, non puoi far sapere quali libri hai letto e quali città hai visitato.

Ning è più che altro un ambiente di lavoro puro e semplice. La cosa che mi importava era permettere alle persone di vedere quello che fanno gli altri. Prima tutte le persone passavano e mi chiedevano: "Michel mi fai sapere se..", ora in questo modo tutti possono vedere i profili degli altri e possono iniziare a domandare le cose direttamente alle persone da cui sanno di poter ottenere una risposta adeguata. Sono potuto partire per un viaggio, sono stato quasi tre mesi via, e nonostante ciò, la comunità ha continuato a produrre conoscenze e a scambiarsi informazioni come se io fossi li. Questa è la cosa migliore, è proprio l'effetto che volevo ottenere.

Infine abbiamo lanciato quello che forse è lo strumento meno tecnologico, una mailing list per la ricerca sul peer-to-peer. Abbiamo anche organizzato due riunioni. La prima è stata a Irving e la seconda a Nottingham Trent. Quello che facciamo ora è riunire insieme studiosi e ricercatori per concentrarci su un tipo di conoscenza oggettiva più fruibile e che possa essere accettata dalle università e dalle istituzioni. Pensa che uno dei nostri membri e alcuni simpatizzanti stanno creando un associazione di ricercatori sul peer-to-peer.

Non avevamo previsto nulla di tutto quello che sta accadendo, solo dopo che compi piccoli passi alla volta ti rendi conto che stai facendo quel qualcosa in più che ti dà una bella carica di energia positiva. Quando raggiungi un obiettivo, inizi a pensare: "Ok, il blog c'è l'ho. Ora quale sarà la prossima mossa?". E così inizi a creare una comunità, quando senti che è pronta dici: "E dopo che verrà?". Io sono fatto così, il mio ruolo nella comunità è quello di nutrire la comunità stessa.

Quando la comunità sta per cedere, se non c'è nessuno che l'aiuta, rischia di crollare del tutto. Ma se non c'è un anima alle spalle, un moderatore, qualcuno che se ne prende cura, basta poco per farla cadere. E così che la mailing list ha preso forma.

Questo è il mio ruolo. Ogni volta che sento che qualcosa si è stabilizzato, cerco di vedere qual'è il passo successivo da compiere, di che cosa ho bisogno, cosa posso fare per rafforzarla: è proprio la forza delle idee del peer-to-peer a farci crescere in questi momenti.




Peer To Peer: Il File Sharing e il Futuro Della Musica (Prima Parte)

Mi hai chiesto, cosa penso del file sharing e quale penso che sia il futuro della musica.

Penso che la questione della musica sia fondamentale, abbiamo qualcosa che costa molto per essere prodotta, ma una volta che è stata prodotta la puoi condividere a costo zero. Quindi è abbastanza logico pensare che le persone vorranno sempre condividere la musica.

Per questo motivo penso che la condivisione dei file sia una cosa inevitabile.

Tuttavia, e forse non sarai d'accordo con me, io non condividerò mai la musica illegalmente. E' come se le persone saltassero i tornelli della metropolitana per non pagare il biglietto. Posso capire che lo facciano i giovani, ma non è detto che lo debba fare anch'io.

Credo che quando un sistema non funziona più, le persone tendano a mettere in atto prima di tutto un comportamento trasgressivo nei confronti di questo sistema. Fanno solo quello che è più logico aspettarsi. E l'effetto è quello di distruggere la legittimità del vecchio regime. Quando il novanta per cento delle persone condividono file (non sono sicuro della cifra reale, ma so che in Svezia anche le persone anziane lo fanno e non credo che chiuderebbero in carcere pure le persone anziane), vuol dire che il sistema legislativo non è più adeguato.

Ma è sano vivere in una società in cui tutti trasgrediscono le leggi? No.

Quindi penso che il prossimo passo debba essere di tipo costruttivo. Bisogna effettivamente costruire delle alternative all'interno dei sistemi legislativi. Credo che il movimento delle Creative Commons sia un esempio molto valido. In questo modo la gente inizia a fare ciò che vuole, che sia legale o meno, creando un nuovo sistema giuridico che consente loro di fare quello che desidera. Inoltre si offre alla gente la possibilità di scegliere. Naturalmente puoi ancora scegliere di pagare, è una tua scelta. E puoi continuare a condividere la tua musica.

Il terzo passo, che in questo momento è il più importante a mio parere, si verifica quando inizi ad avere rapporti con la società che ti circonda. In altre parole accade che diventi consapevole delle tue scelte e di quello che il vecchio mondo non vuole da te o che ti permette di fare (vale a dire queste nuove pratiche di vita), e quindi devi iniziare a costruire un nuovo movimento politico-sociale per difendere le tue scelte di vita.

Non credo che siamo arrivati a questo punto, ma siamo sicuramente nella seconda fase, quella in cui le persone stanno costruendo alternative legali che permettano la libertà delle proprie scelte.




Peer To Peer: Il File Sharing e il Futuro Della Musica (Seconda Parte)

Penso che il futuro della musica è un po' come il futuro di tutte le industrie culturali che lavorano attraverso Internet. Invece di avere dei controllori che ti danno il permesso di produrre musica e di raggiungere il tuo pubblico, quello a cui assisteremo è uno scenario musicale che procede dal basso, dove la gente farà musica in tutti i modi possibili e a tutti i livelli, sia professionali che amatoriali.

Ma una volta che avrai raggiunto un certo livello di interesse e di popolarità, avrai ancora bisogno di aiuto. Avrai bisogno di persone che ti aiutino a vendere, a produrre, a distribuire e a gestire il tuo business. Il cambiamento sta nel fatto che queste persone diventeranno mediatori, non signori feudali che ti obbligheranno a vendere la tua anima per avere successo.

Inoltre penso che avremo molta più scelta nella musica e questo è ciò che viene chiamato coda lunga. Molte persone, come accade oggi, non saranno ancora in grado di guadagnarsi da vivere solo con la musica, anche se hanno già un pubblico affezionato. Ci sarà molta più musica amatoriale, le persone faranno musica in ogni modo. Penso quindi che una più ampia partecipazione possa garantire una scelta più ampia e globale: questa è una cosa molto positiva.




Informazioni su Michel Bauwens

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Michel Bauwens (1958), belga, è un esponente della Filosofia Integrale e teorico del Peer-to-Peer. Ha lavorato come consulente Internet e Information Analyst per la United States Information Agency, Information manager per British Petroleum (dove ha creato uno dei primi centri di informazione virtuale) ed è stato editor-in-chief del primo magazine europeo per la convergenza digitale, l'olandese Wave. Con Frank Theys è il co-creatore di un documentario di tre ore chiamato TechnoCalyps, una disamina della "metafisica della tecnologia". Ha curato due antologie in lingua francese sull'Antropologia della Società Digitale.

Nonostante sia stato studente di Ken Wilber, ora critica alcuni aspetti del movimento Wilber-Beck e si batte da tempo per una società integrale non autoritaria basata sul P2P.

Michel è l'autore di alcuni saggi online, inclusa la tesi "Peer-to-Peer and Human Evolution", ed è editore di P2P News.

Ora vive a Chiang Mai, Thailandia, dove ha creato la Foundation for P2P Alternatives e gestisce un blog.

Ha tenuto corsi sull'antropologia della società digitale per gli studenti della ICHEC/St. Louis a Bruxelles, Belgio e per la Payap University e la Chiang Mai University in Thailandia.

 

Scritto da per MasterNewMedia.
 
 
 
 
 
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