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28 settembre 2007

Net Neutrality: Poco Sostegno Degli Editori Online Alla Campagna Per La Network Neutrality

La Net Neutrality rimane un tema scottante, anche quando non la troviamo in cima ai titoli delle ultime notizie che riguardano la tecnologia ed il digitale.

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Foto credit: Hypermania e Rui Vale De Sousa - Foto mash-up: Robin Good

La Network Neutrality riguarda un principio che viene applicato ai network residenziali a banda larga, e potenzialmente quindi a tutti i network.

Un network a banda larga privo di restrizioni sui vari tipi di strumentazioni che vi possono essere attaccate e con tutte le modalità di comunicazione aperte, e dove la comunicazione non venga sminuita senza motivo da altri flussi comunicativi che sarebbero considerati neutrali dalla maggior parte dei sostenitori.

A partire dal 2000, i sostenitori delle regole della net neutrality ci hanno messo in guardia riguardo al pericolo da parte dei fornitori di banda larga di utilizzare il loro potere sul cosiddetto "ultimo miglio" per bloccare le applicazioni a loro sfavorevoli, ed anche per fare discriminazioni tra chi eroga contenuti, e in particolare con i loro stessi competitor.

Chi propone la neutralità reclama anche che le compagnie telefoniche non impongano più i loro modelli di servizi stratificati allo scopo di trarre profitto dal controllo che hanno sulla rete fisica piuttosto che per ogni richiesta da parte degli utenti di contenuti e servizi.

Alcuni reclamano un'importanza prioritaria per la "net neutrality" in quanto deve preservare le libertà attualmente in nostro possesso. Come ha affermato il co-inventore del Protocollo Internet Vint Cerf, " Internet è stato progettato senza preclusioni a nessun tipo di nuovo contenuto o servizio. Apparentemente cosa di poco conto ma è necessario rafforzare il ruolo della neutralità per assicurare la prosperità di Internet."

"I critici, nel frattempo, chiamano le regole della Net Neutrality come "una soluzione in cerca di un problema" e credono che le regole della neutralità possano ridurre gli incentivi all'aggiornamento dei network ed al lancio di servizi di rete di nuova generazione. Altri sostengono che la discriminazione di alcune tipologie, in particolare per garantire la "Qualità del servizio," non è problematica, ma è comunque altamente desiderabile."

(Fonte: Wikipedia)

In un rapporto del Giugno 2007, la Federal Trade Commission ha richiesto con urgenza delle restrizioni nel rispetto delle nuove regolamentazioni proposte dai sostenitori della network neutrality, facendo notare che "l'industria della banda larga è relativamente giovane ed in continua evoluzione," e dato che nessun "significativo fallimento di mercato o danneggiamento è stato dimostrato riguardo i consumatori rispetto alla condotta tenuta dei fornitori di banda larga," tali regolamentazioni "possono benissimo sortire effetto contrario sul benessere dei consumatori, nonostante le buone intenzioni di chi propone tali regole."

Ma la storia non finisce così. Nel Settembre 2007, il Congresso ha visto il polverone sollevato pesantemente dalla sentenza del FTC nel mese di Giugno mentre Microsoft e Yahoo sono rimaste ad osservare la scena dalle loro finestre.

Di seguito i dettagli:

Introduzione di Robin Good

 

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Buchi Nella Rete: La Coalizione Per La Net Neutrality Svanisce Mentre I Portali E Le Piattaforme Sono Alla Ricerca Di Un Ruolo

di John Blossom

CNET News riporta le passate tensioni del movimento per la net neutrality, gli sforzi di una coalizione di editori online e di società che si occupano di tecnologia per impedire alle compagnie di telecomunicazioni di applicare diversi prezzi per l'accesso ad Internet basato sugli accordi di partner per i contenuti da erogare.

CNET nota che sulla scia dei successi dello scorso anno nel fermare i cambiamenti delle attuali politiche e nella nuova attenzione verso lo stop allo spettro della frequenza radio da 700 MHz per l'accesso a reti wireless a banda larga, il movimento stesso per la net neutrality ha cominciato a disgregarsi.

Il primo gruppo "It's Our Net" (it. E' Nostra La Rete) si è ricostituito come Open Internet Coalition, passando da 148 a 74 membri, con i principali player tecnologici e portali del calibro di Microsoft e Yahoo fuori dal gioco.

E' importante notare come Apple non abbia mai fatto parte di questa coalizione, un fatto sottolineato dal suo interesse ad agire come "casello a pedaggio" della sua stessa fortuna, dal momento che utilizza le piattaforme proprietarie di iPod e iPhone per fare pressioni sulle società e sui media a tagliare i prezzi dei contenuti di tipo premium.

Tutto ciò può apparire relativamente controverso tranne che mentre i legislatori e le aziende potrebbero focalizzarsi su altre cose, le aziende che si occupano di telecomunicazione hanno molti interessi in gioco, e non hanno certamente dimenticato i loro obbiettivi iniziali del tutto opposti alla net neutrality.

Come regalo di addio alle società della comunicazione il Procuratore Generale USA uscente Alberto Gonzales archiviava ex parte la documentazione (PDF) con la U.S. Federal Communications Commission suggerendo che le regolamentazioni della net neutrality non erano necessarie per assicurare una competizione aperta.

L'assenza di Yahoo e Microsoft dalla coalizione e dei loro piani di avanzamento nello sviluppo di contenuti premium e servizi può implicare anche che essi vogliano diventare simili ad Apple, per poter dettare i prezzi dei contenuti e i termini delle licenze in una platea più ampia di fornitori di contenuti attraverso alleanze con le società che si occupano di telecomunicazioni.

Allora, allargando il nostro punto di vista, la lotta per l'accesso neutrale alle pubblicazioni sulle infrastrutture pubbliche non è assolutamente finita, anzi si allarga, dal momento che è in gioco anche lo spettro dei 700 MHz.

In tutto ciò gli editori tradizionali sono stati ampiamente nell'ombra, senza alcun ruolo apparente negli sforzi fatti per fare pressione. Questo sembra essere almeno un pio desiderio, simile agli sforzi degli editori nell'ignorare il Web ai suoi albori, ma oggi è ancora peggio dal momento che una larga percentuale della loro crescita dipende da questo.

Il New York Times ha riportato una graduale diminuzione di revenue rispetto alle loro edizioni cartacee seppur già decurtate in termini di copie vendute. Allo stesso tempo vi è un 28 percento di aumento nelle revenue provenienti dall'online, per citare un esempio di crescita robusta dei guadagni dell'online.

Se ci fosse una probabilità di aumento per i costi della carta da giornale e delle spedizioni, gli editori la coglierebbero al volo: perchè allora ignorano le potenziali regolamentazioni che possono avere un grandissimo impatto sui loro margini di profitto delle più promettenti nuove fonti di guadagno?

Allo stesso tempo il tenersi fuori di Microsoft e Yahoo dal movimento per la net neutrality e la non partecipazione di Apple indica quello che molti editori sperano: ossia che alcuni tra i maggiori portali possano aiutare insieme con i fornitori di comunicazione a ricreare il modello della televisione via cavo e creare un brand advertising Nirvana nel quale i consumatori si comportano come vogliono loro e pagano per un accesso premium ai contenuti.

Sebbene con il contenuto generato dagli utenti e i motori di ricerca che forniscono un maggior contesto per i contenuti come non era mai successo in passato, non è chiaro perchè i consumatori dovrebbero essere persuasi facilmente verso l'opzione di pagare i contenuti premium per avere accesso a fonti specifiche quando un accesso di tipo flat ha avuto un tale successo per loro nel determinare autonomamente il contenuto migliore per loro.

Ignorando ampiamente il dibattito sulla net neutrality, è molto probabile che le speranze degli editori per un accesso controllato siano preda delle aziende di telecomunicazione e dei portali, che prenderanno le percentuali maggiori di revenue provenienti dai loro contenuti online attraverso l'accesso a canali che non sono ottimizzati per la crescita del pubblico e che daranno loro meno autonomia nello stabilire i prezzi.

Il Web aperto può essere molto di più di un luogo selvaggio e confuso per alcuni editori, ma per quelli che lo hanno intrapreso nella maniera più efficiente è diventato il più promettente driver in termini di revenue e profitto, in un'epoca nella quale i canali sono diventati sempre più ridotti anche in termini di significatività.

E' tempo per gli editori di pensare a cosa realmente sia meglio per i loro interessi a lungo termine e di cominciare ad intraprendere la battaglia per la net neutrality come componente essenziale sia per il pubblico che per i margini di crescita.



Articolo originalmente scritto da John Blossom e pubblicato il 12 Settembre 2007 su Shore con il titolo "Holes in the Net: Net Neutrality Coalition Wanes As Portals and Platforms Seek Roles". Versione Italiana a cura di Caterina Policaro - per un feedback editoriale scrivi a Robin.Good[at]masternewmedia.org.

 
 
 
 
 
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