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Curated by: Luigi Canali De Rossi
 


13 giugno 2005

Nuove Tecnologie Cooperative: Il Potere Della Partecipazione Sociale

"Se le compagnie aprissero ai contributi di partner e clienti entusiasti potrebbero costruire prodotti e servizi più veloci, più utili, a minor costo e a minor rischio".

Questo è quello che si legge in un lungo e ben documentato essay di BusinessWeek intitolato "The Power of Us".

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Howard Rheingold kicking off the Cooperation Class at Stanford - Photo credit: Ross Mayfield

"Nello stesso tempo questa visione presenta delle sfide complesse per coloro che hanno investito nello status quo. Le Corporazioni espressioni del comando e del controllo potrebbero subire delle ripercussioni.
Con il passare del tempo dovranno combattere con gruppi di clienti specializzati che avranno il potere di unire le loro forze online per ottenere quello che vogliono. Inoltre, i clienti stessi stanno creando ciò che vogliono, progettando software propri con l'ausilio di colleghi, e mostrando le loro opinioni attraverso i blog invece di aspettare i giornali per scrivere delle lettere."

Un gran numero di nuove tecnologie ha fatto la sua comparsa in questi anni dando forza alla crescente cooperazione.

 

P2P file-sharing, blog, RSS, wiki, raccomandazioni e motori come come quelli utilizzati da Amazon, esempi di notizie grassroot come OhMyNews in Korea, milioni di classifiche e indici di gradimento generate dagli utenti come su eBay, classificazioni collaborative e risorse selezionate come su del.icio.us o immagini come su Flickr.

Non meno straordinario è il potenziale di distribuzione collaborativa offerto da BitTorrent, un nuovo protocollo P2P che permette la distribuzione semplice e a costo 0 di file di enormi dimensioni., o da Skype, un software gratuito che permette a ciascuno di superare i sistemi di telefonia tradizionale.

Tra tutti questi, probabilmente il migliore esempio di successo collaborativo è Wikipedia. Quasi 5 milioni di persone visitano questa enciclopedia online grassroot almeno una volta al mese, che conta più di 1,5 milioni di post in 200 lingue, creati da volontari non pagati ( paragonali ai 120.000 post dell'Enciclopedia Britannica per avere un'idea della portata ).

Ma che cosa differenzia queste nuove tecnologie da quelle da quelle della prima generazione di strumenti come le pagine web statiche e le email?
E' il fatto che queste danno un ruolo preciso ad un individuo; forniscono funzionalità utili per creare secondo gli interessi particolari di una persona un valore automatico per gli altri.

Questi strumenti cioè, trasformano interessi indiviuali in benefit sociali e a volte addirittura in un reale valore economico.

Le scelte che facciamo come società, sono altamente connesse al contesto tecnologico in cui viviamo. Nel Medioevo i nostri principi economici non erano basati sull'economia di massa, sulla produzione, il marketing e la distribuzione, poichè il contesto socio economico non lo permetteva.

Ma quello che dobbiamo chiederci è: Le opportunità tecnologiche nell'era dell'economia dell'informazione digitale sono le stesse di quelle dettate dai sistemi socio-economici di cui facciamo parte?.

Il contesto socio-tecnologico è cambiato così radicalmente da permetterci di guardare in maniera diversa ai sistemi economici e di produzione; di potenziare invece di resistere alle opportunità dei nuovi sistemi tecno-economici in cui viviamo ?

Quello che un professore di Yale suggerisce è che un crescente numero di norme sociali, capitali sociali, regimi di proprietà comuni e l'emergere di una produzione P2P presenta il "social sharing" come il terzo modo di organizzare la produzione economica insieme ai mercati e allo stato.


La caratteristica dell'informazione, che sia software, testo o addirittura ricerca biotecnologica è che è condivisa; per questo motivo il tuo utilizzo non interferisce con il mio. Inoltre ci sono effetti network: più una persona usa una cosa, più utile essa diventa per gli altri. Inoltre l'esistenza di Internet dimostra che i costi della condivisione sono molto bassi. il costo della distribuzione è irrisorio e la coordinazione è facile perchè le persone possono facilmente trovarne altre che hanno interessi simili che possono contribuire."

Yochai Benkler, Professore di Legge a Yale, ha posto l'attenzione su queste questioni, e in un essay di sfida intitolato "Sharing Nicely: On Shareable Goods and Emergence of Sharing as a Modality of Economic Production" afferma con dati alla mano come la "sharing economy" sia parte del nostro prossimo futuro.


"La nuova ricerca indica che la cooperazione, spesso organizzata dal basso verso l'alto, gioca un ruolo più grande di quello che pensavamo, dai fenomeni naturali alle istituzioni umane come i mercati e le città. Questo è quello che afferma lo scrittore James Surowiecki, nel suo illuminante libro del 2004 dal titolo "The Wisdom of Crowds". Le folle (Crowds) possono divenire folli ma possono anche risolvere molti problemi individuali"

L'economia della partecipazione è ben riflessa anche nel lavoro affascinante che porto avanti con Ken Thompson di bioteams.com.

Grazie alla sua visione e alla sua esperienza di ricerca egli è stato in grado di immaginare delle similitudini tra le attività cooperative ed altamente auto-coordinate umane con quello che è richiesto dai team virtuali in rete per divenire efficaci quanto le controparti naturali.

Insieme con Ken, ho pubblicato un Manifesto sui Bioteam sull'importanza di imparare dai gruppi viventi che sono sopravvissuti da milioni di anni.

Ma l'Economia della Partecipazione può fornire dei vantaggi competitivi anche in aree come la ricerca, lo sviluppo e il marketing.

E' appurato che permettere agli utenti e ai clienti di partecipare fornendo un input durante la fase di sviluppo è un modo di ottenere buoni risultati in meno tempo.

Anche in Microsoft sta nascendo la cultura partecipatoria.
Il programma Microsoft Search Champs che permette ad una ristretta elite di entusiasti della tecnologia di esprimere le proprie idee ne è un esempio di successo.

Un altro esempio è Microsoft Start.

Ma l'approccio ad una produzione e distribuzione partecipatoria e cooperativa non si limita allo sviluppo di software e servizi Web.

Hollywood, la televisione di massa e il futuro di Internet e della televisione digitale sono profondamente influenzati da questi stessi trend.

Un nuovo esercito di producer e registi si sta liberando dalle catene dei film festival e delle case di distribuzione.


Le persone non stanno solamente condividendo musica e film in modo legale o no, ma creano essi stessi contenuti e costruiscono ottime audience."

La prestigiosa università di Stanford ha colto questa tendenza ed ha fatto partire recentemente un corso sulla cooperazione efficace tenuto dal guru Howard Rheingold (autore di Smartmobs)

Un buon numero di video, ospitati tra gli altri da Peter Kollock, Peter Corning, Direttore dell'Institute for the Study of Complex Systems e Steven Weber, Direttore dell'Institute of International Studies and Professor of Political Science a UC Berkeley, è accessibile a questo indirizzo

La citazione che preferisco riguardo a questi argomenti è quella del co-fondatore di Wikipedia Jimmy Wales:


"Il nostro lavoro mostra quanto facilmente un prodotto proprietario tradizionale possa essere superato da uno alternativo aperto. Questo non significa che abbiamo intenzione di distruggere il loro business."

Che cosa ne pensi ?

Fonte: The Power Of Us - Mass collaboration on the Internet is shaking up business
BusinessWeek - 20 Giugno 2005

Guarda anche: The Net's People - Power Pioneers

- - BusinessWeek [ Approfondisci ]

 
 
 
 
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