Il Futuro Della Musica: Come L'Acqua, Gratis, Dappertutto, Piena Di Opportunità Di Business - Sta Arrivando La Musica 2.0
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Curated by: Luigi Canali De Rossi
 


27 maggio 2008

Il Futuro Della Musica: Come L'Acqua, Gratis, Dappertutto, Piena Di Opportunità Di Business - Sta Arrivando La Musica 2.0

Da oggi, Il futuro della musica, la cosiddetta musica 2.0, ha una definizione chiara e precisa. La musica 2.0 presenta delle caratteristiche ben definite che si discostano molto dalla maniera tradizionale a cui siamo stati abituati a intendere la musica. Credimi, il vecchio sistema basato sulla vendita di musica su costosi CD sarà soltanto un lontano ricordo. Vuoi sapere perché? L'esperto di nuovi media Gerard Leonhard, ha appena pubblicato un nuovo libro intitolato Music 2.0 - The Future of Music. In questo libro, disponibile anche gratuitamente in formato PDF, l'autore spiega che cos'è la musica 2.0, illustrando come sarà la musica del futuro e quali opportunità si prospettano per l'industria discografica.

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Secondo Gerard Leonhard, in futuro, la musica sarà come l'acqua e come l'elettricità: sarà disponibile a richiesta, sottoscrivendo un abbonamento. Potrai prenderne quanta ne vuoi, senza dover pagare ogni singola canzone. Vuoi altra musica? Basta chiederla.

Come può accadere tutto questo?

Semplice: concedendo licenze per la vendita a diversi soggetti. Il prezzo da pagare per la avere tutta la musica che vogliamo costituirà una piccola parte di altri pagamenti che già siamo abituati a fare. Potrebbe essere una parte dell'abbonamento a Internet, dell'account di posta elettronica e, perché no, anche del telefono. Ci sono un sacco di modi per far pagare la musica in modo economico e praticamente invisibile.

"Quello che bisogna fare è concedere le licenze per la vendita di musica e, successivamente, offrire ai clienti una tariffa a costo fisso...una tariffa fissa che legalizzi l'uso della musica dappertutto."

Ma attenzione, la vendita di musica non sarà la principale fonte di guadagno per artisti, compositori e produttori. Secondo Gerard Leonhard, ci stiamo muovendo verso un nuovo modello economico, in cui tutto ciò che va dai biglietti dei concerti, al merchandising, fino alla vendita di servizi personalizzati per i fan, costituirà un'unica grande fonte di guadagno.

A mio modesto avviso, penso che questo libro di Gerd Leonhard sia un opportunità da non lasciarsi sfuggire per tutti gli artisti e per tutte le band indipendenti che vogliono cercar di capire verso quale direzione stiamo andando e come sia possibile vivere di musica, senza lasciarsi spiazzare dalle nuove regole del marketing e della distribuzione dei contenuti online.

Prima di immergerti nel libro di Gerd Leonhard, ecco il modo più semplice e veloce per capire cos'è la musica 2.0. Un video con tanto di trascrizione e link. Spero che possa tornarti utile.

 


In questo video Gerd Leonhard spiega che cos'è la musica 2.0

 

Trascrizione in Italiano Del Video



Musica 2.0

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Salve, sono Gerd Leonhard, mi piace scrivere su argomenti come il futuro della musica e, in generale, dei media. Vivo a Basilea, in Svizzera.

Voglio spiegarti che cos'è la musica 2.0. Se ne sente parlare molto in giro. Molte persone usano questo termine e ti confesso di aver avuto qualche dubbio nel chiamare il mio nuovo libro "Musica 2.0"

Cos'è la musica 2.0? Beh..se lo chiedono in tanti. Se vuoi saperne di più, ti consiglio innanzitutto di andare sul sito www.music20book.com e di scaricare gratuitamente il mio libro in formato PDF. Altrimenti, se ti va, puoi darmi un piccolo aiuto comprando la versione cartacea su Amazon. Te ne sarei moto grato.




Cos'è la Musica 2.0?

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Cos'è la musica 2.0? Partiamo da un punto fermo...credo che l'industria discografica abbia fallito. Negli ultimi dieci anni è come se si fosse addormentata. Hanno cercato di venderci musica come piace a loro, cioè su CD o sotto forma di download di singoli brani. Ma, essenzialmente, hanno cercato di venderci delle copie.

Credo che il futuro della musica, cioè la musica 2.0, significhi appunto che in futuro venderemo la musica nella maniera in cui alla gente piace acquistarla, cioè con un semplice click del mouse.

I ragazzi tra i dodici e i tredici anni non comprano musica in base al numero delle copie vendute, la comprano in base al numero di click.

La risposta dell'industria discografica a qualsiasi tentativo di utilizzare la musica in modo innovativo è sempre la stessa: "no, non si può fare!". E' già successo un sacco di volte e le conseguenze disastrose per artisti e compositori sono sotto gli occhi di tutti.

C'è bisogno di cambiare in fretta, il tempo è tiranno...dobbiamo capire che ormai le persone amano acquistare e ascoltare musica utilizzando la Rete.




Questa Canzone l'Ho Già Sentita: Quando Troppo è Troppo

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Non credo che sia una buona idea continuare in questo modo. E' giunta l'ora di voltare pagina e di adottare la strategia "questa canzone l'ho già sentita". Come fa notare la CEA nel suo manifesto, è tempo di dire che "ne abbiamo abbastanza". Dobbiamo muoverci e far si che l'innovazione abbia inizio.




Le Idee 2.0 Respireranno Nella Musica 2.0

Musica 2.0 significa prendere tutte le idee innovative del Web 2.0, dei Media 2.0, della TV 2.0 e portarle nella musica, al fine di creare un nuovo ecosistema più aperto e trasparente.

Cosa hanno in comune tutte queste aziende? Cosa hanno in comune aziende come Amazon, Google, Nokia, Wordpress, Last.fm, Tivo, Netflix, Easyjet e cosi via...

Hanno in comune il fatto di aver dato una scossa. E' quello a cui stiamo assistendo tutt'ora anche nel mondo della musica.

Aziende come MySpace e Last.fm stanno dando una bella scossa al mondo della musica. In futuro c'è ne saranno tante altre, inclusa LiveNation, e incluse persino altre che non avranno nulla a che fare con la musica...come ho anticipato sul mio blog, penso che arriveranno nuovi servizi molto presto.

Penso proprio che anche i blogger entreranno a far parte di questa rivoluzione. Se non ci credi allora ti consiglio di andare su storiesonthefuture.com e vedere cosa bolle in pentola.




Dare Una Scossa è Positivo

Dare una scossa è positivo. Dare una scossa è inevitabile. E' la direzione verso cui bisogna investire tutte le nostre energie.

Nell'industria discografica, questa scossa sta facendo in modo che artisti e utenti stiano riprendendo il controllo. Questa è senz'altro una cosa positiva.

Da che parte stai adesso?

Credo che te ne accorgerai quando guarderai le tue spese e cercherai di capire come tirare avanti.

Cosi come in tanti altri ambiti al di fuori della musica, il passaggio da un sistema chiuso a uno aperto è tutt'ora in corso.

Vuoi degli esempi? Il New York Times, Wikipedia, OpenSocial, i dispositivi mobili con sistemi operativi aperti come Androids, ma potrei citarne tanti altri.

Come vedi, il passaggio è in corso ed è qualcosa che non si può evitare. Dando un'occhiata a tutti questi esempi, ti accorgerai che ovunque, tranne nel mondo della musica, ci troviamo in presenza di ecosistemi aperti. Per creare la musica 2.0, intesa come un ecosistema aperto, trasparente e senza controllo, questo è un passaggio da compiere molto delicato ed estremamente importante.




Protezione Della Musica

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In passato abbiamo cercato di proteggere la musica per cercare di fare più soldi. In futuro non sarà più così.

Abbiamo introdotto il DRM, ma mai nessuno è stato arrestato per aver copiato o condiviso musica illegalmente. Tra l'altro è una cosa davvero ridicola perché, in fin dei conti, la condivisione è l'essenza stessa della musica.

Tuttavia, c'è voluto del tempo per capire che questo non è un bene per nessuno. Soltanto il 2% della popolazione acquista musica online. Oggigiorno, quello che alle persone piace fare di più e unirsi agli altri per creare reti sociali. L'industria discografica sta cercando di distruggere le reti e le possibilità di condividere musica online. Questo approccio è del tutto sbagliato, non tanto perché le canzoni bisogna pagarle, ma perché condividere e creare reti sociali è ciò che la gente ama fare adesso.

Il vecchio sistema non funziona, andrà tutto a rotoli. Andrà a finire ancora peggio se vorranno controllare ogni nostra mossa per capire quali canzoni stiamo condividendo online. Le case discografiche vorrebbero controllare Internet e renderlo uno stato di polizia...non accadrà mai.

Cercare di controllare la diffusione di musica attraverso i lucchetti digitali è inutile. Al massimo, può funzionare per altri settori come la televisione o, in quale maniera, con i dispositivi mobili, ma con la musica proprio no.




La Musica è Nella Rete

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Quello a cui stiamo assistendo adesso è che la musica è nella Rete. Portarla fuori dalla Rete è una pessima idea, perché perderemo un sacco di possibilità di monetizzazione.

Tutta la storia de "il contenuto è il re" la ritroviamo ancora sotto forma di monitoraggio delle persone e di lucchetti digitali.

iTunes ne è un ottimo esempio. Funziona alla grande ma, ragazzi, è una comunità chiusa.

Alcuni continuano a sostenere che proteggere la proprietà intellettuale sia la chiave del successo di un'impresa digitale. Ma queste persone non si accorgono che negli ultimi anni stiamo sprofondando sempre di più, come in una sorta di spirale. Per le case discografiche ci saranno sempre meno soldi da investire e, di conseguenza, sempre meno soldi per artisti e compositori.

Controllare la musica non ci porterà da nessuna parte. Dobbiamo abbandonare l'idea di controllo a tutti i costi e muoverci verso un ecosistema della musica più aperto.

Io la penso così. Credo che molto presto questo modo di fare ucciderà l'industria discografica. E' arrivato il momento di abbandonare l'approccio tradizionale e di spingere verso un nuovo sistema. Dobbiamo farlo in fretta, prima che sia troppo tardi.

La EMI ha annunciato che sta pensando di abbandonare la IFPI. Visto? Sorprendentemente, stanno cambiando idea anche loro. Questa è la mossa giusta.

Sono loro che ci hanno portato alla triste situazione di questi ultimi anni. Ora basta. Tutto questo non può più funzionare. C'è bisogno di prendere dei provvedimenti e, sotto questo punto di vista, la EMI ha fatto davvero la cosa giusta iniziando a stringere accordi con Google.

"E' tempo di cambiare". Oggigiorno, credo che la cosa più importante sia essere il più possibile aperti, ed è proprio quello che significa musica 2.0: un ecosistema della musica aperto e trasparente. Dove non c'è alcun controllo sugli artisti e sugli utenti.

Dobbiamo fermare questo sistema che ci tiene sotto controllo, così come stanno facendo le organizzazioni che si occupano di copyright e diritto d'autore.




Addio Scarsità, Benvenuta Abbondanza

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E ora un messaggio per la IFPI: "cari signori, dite addio al mondo della scarsità". D'ora in poi niente più Tower Records, ma iPod. Niente più scaffali, ma Netflix. In poche parole, passeremo dalla scarsità all'abbondanza. La musica sarà dappertutto. Dobbiamo concedere licenze per vendere musica il più possibile, piuttosto che controllarla.

Bisogna concedere le licenze per consentire l'acquisto di musica attraverso la Rete e dai dispositivi mobili. Solo così saremo in grado di uscire dal mondo della scarsità e dall'idea che una cosa deve essere pagata ogni volta che viene riprodotta.

Dite addio al dominio delle hit.

Ho trovato una classifica pubblicata su The Long Tail che mostra l'andamento di alcuni dei più famosi show televisivi: da "I love Lucy" ad "American Idol". Il loro indice di ascolto è calato negli anni dal 60% al 12%. Come vedete, qualcosa sta cambiando, le hit non hanno più il ruolo di una volta.

In futuro ci saranno delle hit di nicchia. Credetemi, Il futuro sta nel successo dei mercati di nicchia. Ciò sarà reso possibile proprio dai costi praticamente nulli delle distribuzione digitale.

La stessa cosa accadrà anche per la televisione, per l'industria cinematografica e, non ultimo, per quella dei libri.




La Vecchia Logica Dei Caselli

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Benvenuti a tutti quelli noti come "consumatori". I consumatori siamo tutti noi, ma, d'ora in poi non saremo più dei semplici consumatori, saremo dei partecipanti attivi. I veri promotori di questo cambiamento.

Oggi la cosa funziona così: se vuoi la musica devi sganciare i soldi per avere il tuo CD. Al massimo, con un dollaro puoi comprare un singolo brano su iTunes. Ecco come continuano a fare un sacco di soldi.

Un "sacco di soldi" significano due miliardi di dollari o giù di lì. Non sono poi così pochi ... questa è la vecchia logica dei caselli.




La Nuova Logica Dei Caselli

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La nuova logica dei caselli è un tantino differente.

Ormai, la musica è nella Rete e non lo si può negare. Dobbiamo posizionare tutti questi caselli sparsi nella Rete. Non sarà per niente doloroso, non ci saranno attacchi, gli utenti si sentiranno liberi ma, al tempo stesso, ci sarà ancora la possibilità di monitorare quello che succede. E, come se non bastasse, ci saranno nuove opportunità di monetizzazione.

Come dice il mio amico Jim Griffle della Warner Music, in questo modo riusciremo a ridistribuire un bel pò di denaro in modo equo.

Penso che questo sia il modo più intelligente di affrontare la situazione da qui ai prossimi anni. E' così che si rendono felici gli utenti, non facendoli pagare ogni volta che fanno qualcosa.

Tutto quello che bisogna fare è concedere le licenze per la vendita di musica e creare un nuovo flusso di denaro. La storia del casello è una questione molto interessante, prima era usato per scopi ben precisi, adesso deve essere integrato nella Rete.

Metteremo questi caselli perché l'utente pagherà con la sua attenzione.

Può sembrare una cosa strana ma, pagare con l'attenzione significa che gli utenti pagheranno con le pubblicità. Significa quanto tempo un utente passa su una pagina web o per quanto tempo ascolterà un determinata canzone. Pagare con l'attenzione significa misurare tutti quei parametri di cui un utente non conosce nemmeno l'esistenza. Certo, questa è soltanto una mia previsione, ma credo che la musica possa essere pagata benissimo con l'attenzione. Per coloro che sono un pò scettici dico "si, la musica pagata con l'attenzione porta soldi veri". Mi riferisco ovviamente alla pubblicità pagata con l'attenzione: se non sono soldi veri i 720 miliardi di dollari l'anno spesi per la pubblicità online, allora quali dovrebbero essere i soldi veri?

L'idea di base è piuttosto semplice. Si tratta solo di mettere questi caselli nella Rete. Questo permetterà agli artisti sia di guadagnare dei bei soldi che di accaparrarsi nuovi fan. Questo sistema renderà più semplice l'accesso alla musica e, al tempo stesso, darà agli utenti la possibilità di condividere con gli altri la propria passione.

Questo è quanto di meglio ci possiamo aspettare. Grazie alla concessione di licenze per la vendita di musica si potrebbero costruire delle nuove opportunità di monetizzazione in modo molto simile a quelle della radio.




Obiezioni

Per gli scettici e per tutti quelli che criticano questa visione sul futuro della musica, vorrei rassicurare che non c'è nulla di sbagliato o di illegale in tutto questo. Non è niente altro che un contratto che le aziende possono stipulare per offrire musica a volontà ai propri clienti. Tutto ciò non comporterà alcuno svantaggio per gli utenti, se non quello della perdita di un po' della propria privacy.

Questa è un'altra grande questione a cui dedicherò una presentazione un'altra volta. Ma, è chiaro che l'anonimato dei dati personali sarà un punto cruciale, a meno che non sia io a decidere di farmi pubblicità o di auto-promuovermi. L'argomento è piuttosto complesso e non rientra tra gli argomenti di questa discussione, ma volevo comunque segnalarlo.




Il Canale di Marketing

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Sentirsi liberi è una cosa fantastica. Questa barca di soldi pagata con l'attenzione fornirà un canale grazie al quale artisti ed etichette discografiche potranno fare attività di marketing, tracciare statistiche e creare campagne pubblicitarie molto mirate.

Sarà 100 volte più potente dell'advertising di Google. Credo che questa sia definitivamente la strada da percorrere. Ci saranno tanti canali differenti e modi altri modi per fare soldi con le licenze: TV, film, giochi, concerti dal vivo, registrazioni, social network, biglietti, sponsorizzazioni, merchandising. Ci saranno un sacco di belle opportunità per vendere agli utenti tutta una serie di servizi.

Se gli utenti non vengono coinvolti e non possono avere la loro musica preferita, vuol dire che siamo davvero al baratro.

Questa sarà in futuro la strada da percorrere. Bisognerà piazzare tutti questi caselli in giro per la Rete. Saranno molto meno dolorosi di adesso, anzi, non saranno per niente dolorosi. Saranno inseriti in un sistema, come ad esempio un abbonamento a una casella di posta elettronica o a un operatore di telefonia mobile. Google, ad esempio, fa un sacco di soldi con Gmail, ma senza creare grossi problemi agli utenti.




La Soluzione

Quello che bisogna fare è concedere le licenze per la vendita di musica e, successivamente, offrire ai clienti una tariffa a costo fisso...una tariffa fissa che legalizzi l'uso della musica dappertutto.

Come dice giustamente Kevin Kelly sul suo Wired Magazine: "la copia dei contenuti digitali è libera e ti deve far sentire libero". E' quello che intende anche Chris Anderson, anche se non mi spingerei a tanto. Secondo me ti deve far sentire libero, nel senso che sei tu a decidere come e se partecipare. Questa sarà la nostra forma di pagamento.

Il punto non è il contesto in cui si ascolta la musica. Non è neanche il packaging o cose simili.

Questo è il punto cruciale. Pensate alle parole di Kevin Kelly quando dice "la soluzione sta nell'offrire valori immateriali a costo zero, valori che non possono essere riprodotti."

Ciò ha perfettamente un senso, perché la musica, così come ogni altro file digitale, è distribuita a costo zero. Ovviamente, la distribuzione è pari a zero, ma non la produzione.

Vendere valori intangibili è la strada da seguire. Si possono fare un sacco di soldi vendendo contenuti in esclusiva per i fan, concerti in streaming, merchandising e tutta una serie di altri servizi su misura per gli utenti...sono tutte cose fattibili.

Se saremo in grado di affrontare questo cambio di mentalità faremo enormi passi avanti. Musica 2.0 significa creare valore in questo modo, non attraverso la scarsità ma attraverso l'obiquità.




Da Dove Cominciare? Da Dare il Permesso

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So che questa cosa è più facile a dirsi che a farsi, ma dobbiamo iniziare a condividere queste entrate!

I ricavi provenienti dai social network, le entrate della pubblicità online, sui podcast e su tutto il resto. Dobbiamo iniziare a dare il permesso.

Parla col tuo editore, con la tua etichetta discografica o con la tua azienda. Digli che vuoi iniziare a dare i permessi. Smettila di negarti, questa è la musica 2.0.

Dobbiamo creare un ecosistema più aperto e trasparente, piuttosto che estorcere come abbiamo fatto fin'ora. Ci stiamo rimettendo un sacco di soldi con queste licenze paid-to-play e, per paura di perdere ancora altri soldi, non si fa mai niente di nuovo con la musica, non è una bella situazione.

Una volta che 4 miliardi di telefonini sono collegati e che Google ci mette la pubblicità, immaginate quanto denaro si possa fare condividendo le entrate che provengono da questi dispositivi? Siamo troppo preoccupati se sia una costa giusta copiare la musica oppure no. E' un'idea vecchia di dieci anni, dobbiamo lasciar perdere questa cosa. Dobbiamo iniziare a concedere le licenze per la vendita di musica in Rete.




La Musica 2.0 è Senza Frizione

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Nella musica 2.0 la frizione è un qualcosa che appartiene al passato, ai tempi della musica 1.0 o forse alla musica 0.0 .. La frizione faceva parte del gioco. Era il modo in cui si potevano guadagnare dei soldi, ma in futuro non servirà più: faremo i soldi grazie al'obiquità.

Diamo un attimo un occhiata a quello che fa Google: loro fanno i soldi con i contenuti, con le ricerche dei video, con le ricerche sul web, con le ricerche di immagini e con la ricerche di contenuti creati da altre persone: news, libri e blog. E' incredibile, Google fa un sacco di soldi con una marea di contenuti, e fa anche un lavoro straordinario per chi questi contenuti li ha creati.

Pensa, Google in Cina sta uscendo con un programma che ti consente di ascoltare musica gratis attraverso il motore di ricerca. Fantastico!

Quindi, perché non concediamo la licenza per la vendita di musica a Google? Quale posto migliore di Google per offrire la musica? Forse è questo il motivo per cui Google non ha ancora la licenza per vendere musica?

Credo che dovremmo risolvere questo problema nel più breve tempo possibile. Pensa ai circa 380 milioni di dollari al mese che Google ricava da queste piccole inserzioni AdWords. Se posso avere la mia musica preferita gratuitamente sarò felice di cedere questi soldi a Google.




Ci Attende Una Grossa Opportunità

Abbiamo davanti a noi una grossa opportunità. Adesso dobbiamo solo metterci la musica. Se diamo un'occhiata alle statistiche scopriamo che solo il 2% acquista musica online, un numero praticamente insignificante. 4 miliardi di canzoni vendute su iTunes: io amo iTunes, amo Steve Jobs per aver creato l'iPod, ma per ora sto facendo tutto dal mio Mac. Non è il massimo della vita, secondo me possiamo fare di più.

4 miliardi di canzoni non sono abbastanza per far felici noi, gli artisti e i compositori. Ad essere ottimisti, 4 miliardi di canzoni possono essere vendute facilmente anche su Yahoo o su Napster. Guardiamo le cifre: penso che ci siano piuttosto 400 miliardi di canzoni ancora invendute, cioè 100 volte tanto o almeno 50 volte tanto.

Di cosa abbiamo bisogno? Abbiamo ancora bisogno di farci comandare da persone che adottano la linea dura e impongono un sistema che ormai sa di vecchio? Non credo che abbiamo bisogno di questo.




Di Cosa Abbiamo Realmente Bisogno

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Abbiamo bisogno di questo: musica come l'acqua e persone che sanno come collaborare tra loro. A queste persone dobbiamo chiedere di rilanciare l'industria discografica. Dobbiamo chiederlo persone che sappiano lavorare insieme, che sappiano collaborare.

Come dice Martin Luther King "l'ingiustizia ovunque, è una minaccia alla giustizia ovunque". Penso che grazie al sistema attuale stiamo assistendo a delle enormi ingiustizie. Si stima che, in Europa, circa il 90% della popolazione potrebbe essere accusata di pirateria per la loro attività di file sharing e music sharing illegale grazie masterizzatori, lettori mp3, hard disk USB etc.

Non possiamo più andar avanti così, La musica 2.0 propone un cambiamento radicale nel sistema di vendita della musica. E' un sistema più trasparente e aperto. Utilizza ciò che è già disponibile sul Web, cioè un sistema interconnesso e facilmente scalabile.



Grazie per l'ascolto e, ovviamente, non dimenticate di dare un'occhiata al mio libro. E' possibile sia acquistarlo che scaricarlo gratuitamente sul blog. Lasciate pure i vostri commenti, grazie per l'attenzione e alla prossima.



Dai anche tu un'occhiata a "Music 2.0", l'intero libro in formato PDF è scaricabile gratuitamente.



Gerd Leonhard si occupa di nuovi media. E' un imprenditore del Web nonché autore, scrittore, divulgatore e speaker.

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Se vuoi conoscere anche tu di cosa si occupa Gerd Leonhard, ti consiglio di visitare il suo blog MediaFuturist oppure di guardare i video tratti da New Media Conversation Future Talk. In alternativa puoi visitare il suo canale YouTube o abbonarti al suo Feed video.

 
 
 
 
 
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